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Palazzo Cassa di Risparmio
[Edifici storici]

  • I proprietari del Palazzo Montani-Leoni, in corso Tacito, oggi sede della fondazione Cassa di Risparmio di Terni e Narni, andarono sulle furie quando, intorno al 1870, per costruire la “Strada Nova”, ossia Corso Tacito, il Comune decise di demolire una parte del loggiato ed il porticato. Corso Tacito fu realizzato, infatti, demolendo piccole case e tagliando parti “superflue” dei fabbricati maggiori. Palazzo Montani-Leoni si sarebbe salvato ma sarebbe stato snaturato dalla cancellazione del cortile interno a giardino e – appunto – del porticato e di gran parte del loggiato. S’impuntarono perciò i proprietari. E pretesero che il Comune non si limitasse ad espropriare ciò che riteneva necessario, ma che acquistasse l’intero fabbricato. Così fu, e qualche anno dopo il Comune vendette tutto alla Cassa di Risparmio. Il palazzo, seicentesco, fu comunque irrimediabilmente danneggiato nel proprio aspetto e della facciata originale rimane ormai solo qualche elemento, primo fra tutti il portale, mentre tutto il resto è praticamente sparito tra vari rabberciamenti. All’interno è rimasta una qualche testimonianza, ma ciò che di valore v’è attualmente è la collezione d’arte della Fondazione bancaria. Allacciato in un tutt’uno con la sede della Fondazione, sorge, al fianco di Palazzo Leoni-Montani, il nuovo fabbricato che ospita la banca, la vecchia Cassa di Risparmio che vi prese dimora alla nascita dell’istituto nel 1846, quando in quello stesso punto sorgeva un fabbricato nobiliare reso anonimo dall’amputazione subita per la costruzione della nuova via principale della città ed in cui aveva sede la Congregazione di Carità. Quella costruzione fu demolita e sostituita da una moderna e più funzionale, che fu inaugurata nel 1966 e realizzata su progetto dell’architetto-ingegnere Cesare Pascoletti, un esperto nella realizzazione di sedi di istituti di credito avendo egli progettato, tra l’altro il palazzo della Banca Nazionale del Lavoro di Bari e di numerose altre Casse di Risparmio oltre quella ternana. Si tratta di un edificio che si stacca completamente dall’ambiente circostante, in un accostamento tra modernismo e costruzioni più antiche che ha avuto in seguito altri, e largamente più fulgidi, esempi. Nello stile tipico di Pascoletti, si tratta di un grande cubo con l’uso abbondante di vetrate e marcatori delle finestre colorati. Unica tipicità ternana l’utilizzo della pietra sponga nel rivestimento esterno.
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Chiesa di San Francesco
[Edifici religiosi e di culto]

  • Eretta nel 1265 la chiesa di San Francesco, oggi santuario, si trovava a ridosso delle mura medievali, in uno spazio in cui la tradizione vuole che il santo di Assisi abbia compiuto diversi miracoli. Una chiesa dalle dimensioni notevoli per la Terni di allora, sorta per conservare in un tabernacolo una croce d’argento contenente una reliquia della croce su cui morì Gesù che fu donata da papa Sisto IV a Alberico Camporeali il quale la allocò in San Francesco che si trovava al confine con le proprietà della sua famiglia. I Camporeali, giunti a Terni con Federico Barbarossa e suoi fiduciari per il controllo della città possedevano infatti tutta l’area che oggi comprende piazza Tacito e che a partire dalla chiesa di San Tommaso, delimitata dalle mura cittadine, s’estendeva fino a San Francesco. Tra le opere d’arte che la chiesa contiene di particolare rilevanza i dipinti che ornano la “Cappella Paradisi”, proprio perché commissionata a Bartolomeo di Tommaso, pittore di Foligno, da Monaldo Paradisi, esponente di una illustre famiglia di uomini di legge che nel XV secolo furono tra i più in vista della città. Il ciclo di affreschi ha come soggetto il Giudizio Universale. Opera di notevole fattura anche se non in perfetto stato di conservazione. Le vicissitudini storiche della chiesa possono essere lette dalla sua facciata, la quale mostra evidenti i successivi e progressivi ampliamenti e l’aggiunta delle navate laterali. Essa è sorta ad iniziativa dei frati minori che nel 1259 ebbero concessa dal Comune di Terni, su sollecito del papa Alessandro VI, quell’area in cui aveva avuto sede l’oratorio in cui si ritirava il papa Gregorio IX. L’oratorio, nel frattempo, era divenuto un palazzo che lo stesso papa Gregorio aveva fatto costruire. I frati francescani acquistarono una casa ad esso confinante e al posto di questa nacque la chiesa. Vari i rimaneggiamenti e gli interventi di “straordinaria manutenzione” anche perché la chiesa di San Francesco fu dichiarata pericolante e chiusa al culto. Un restauro portato a compimento nel 1930, anche avvalendosi di consigli amichevoli di Cesare Bazzani, liberò la parte posteriore della chiesa da una serie di casupole che erano state costruite praticamente addossate all’abside. Invece fu definitivamente cancellata dalle bombe della seconda guerra mondiale la cappella di San Bernardino che si trovava sul fianco sinistro del tempio. Interessante il campanile che presenta all’altezza della cella campanaria un “marcapiano”, un fregio in ceramica colorata, ripreso nelle costruzioni vicine a San Francesco dall’architetto Mario Ridolfi che lo ha usato insieme all’altro materiale caratteristico con cui fu costruita la chiesa: la pietra sponga.
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Chiesa di Sant’Alò
[Edifici religiosi e di culto]

  • Sembra che laddove sorge la chiesa di Sant’Alò, in epoca pagana si venerasse la dea Cibele. Sant’Alò è comunque la più importante testimonianza dell’epoca romanica a Terni. Il santo cui è dedicata è Aloysius, santo francese protettore degli orafi diventato nella lingua popolare un più sbrigativo Alò. La chiesa sorge davanti ad una fontana, ancor oggi in uso, che nei tempi antichi era al servizio di coloro che abitavano fuori delle mura cittadine, da cui Sant’Alò dista poche decine di metri. Si tratta di una costruzione abbellita all’interno da colonnati ed affreschi ed all’esterno in quella che è ora la facciata, da una serie di frammenti di sculture in massima parte d’epoca romana e di provenienza apparentemente da un monumento funebre. Quella che oggi è la facciata era in origine il fianco della chiesa. Il prospetto principale è stato cancellato in quanto utilizzato come muro laterale della casa del 1300 costruita attaccata alla chiesa, quando si procedette anche all’amputazione della parte superiore del campanile che fu anch’esso inglobato nella nuova costruzione. Nel realizzare la nuova facciata e nel ricostruirne il muro si sono utilizzati numerosi frammenti di epoca romana provenienti con tutta probabilità da monumenti funerari, così com’è accertato che sia il caso dei leoni scolpiti che arricchiscono l’ingresso al tempio. All’interno della chiesa, che è un fiorire di archi e colonne, si trovano numerosi affreschi, alcuni dei quali danneggiati abbondantemente, i più antichi dei quali risalgono al XII secolo mentre gli altri datano fino al XVI. Sant’Alò, appartenne ai frati Agostiniani, quindi alle suore francescane e sembra anche ai cavalieri di Malta e fu commenda comunque di cavalieri Gerolosimitani, vale a dire del regno di Gerusalemme di cui facevano parte sia i Templari che gli Ospitalieri. Il passaggio a questi ultimi ebbe luogo nel corso del XVII secolo, periodo in cui ogni parte interna della chiesa di Sant’Alo, comprese le colonne, tutto era stato ricoperto con intonaco su cui si erano eseguiti affreschi. Finita in abbandono fu usata come magazzino e deposito di carbone e in molti casi si danneggiarono i dipinti con colpi di scalpello che dovevano assicurare la presa di una nuova e grezza intonacatura. L’abside crollò. È stata recuperata intorno alla metà del secolo scorso e riconsacrata nel 1960. È attualmente utilizzata come luogo di culto dei copti dell’Umbria.
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Duomo
[Edifici religiosi e di culto]

  • È dedicata a Santa Maria Assunta la cattedrale di Terni che sembra sia nata dalla mano del Bernini che ne curò il restauro voluto dal cardinale Rapaccioli alla metà del XVII secolo. Il nucleo originario della chiesa risale al VI secolo, periodo del vescovado di Sant’Anastasio, che nella cripta – preesistente – trovò sepoltura, e che fino al 1600 fu protettore di Terni insieme a San Procolo e San Valentno. Proprio la chiesa di San Valentino era allora la cattedrale fino a quando nell’VIII secolo la Diocesi di Terni fu soppressa. Cinquecento anni dopo, alla ricostituzione della Diocesi, il Comune di Terni volle costruire una nuova cattedrale, in un luogo meno decentrato e meno esposto al volere dei nemici di Terni rispetto a San Valentino. La chiesetta voluta da Sant’Anastasio diventò così un tempio più grande e ricco, ospite di reliquie importanti come quelle del Preziosissimo sangue di Gesù, e una scheggia della Croce. Terni era diventato un Comune ricco, tanto ricco che il pontefice dovette intervenire per porre freno a lussi e comportamenti troppo liberali con un forte richiamo all’osservanza delle regole cristiane. Ne resta testimonianza sullo stipite della porta centrale del Duomo dove furono incise le esatte forme – dimesse - delle scarpe che le donne dovevano indossare. Se restano dubbi sull’attribuzione al Bernini del rifacimento della facciata, molto più consistente è ritenuta l’ipotesi che lo stesso Bernini sia invece intervenuto nel disegnare alcune opere interne, tra questi il pulpito, l’altare maggiore, entrambi non più esistenti, e l’organo che è invece possibile ammirare ancor oggi. La torre campanaria fu ricostruita invece alla metà del 1700, dopo che un terremoto aveva causato il crollo del campanile originario che risaliva al XVI secolo. Non fu l’unico danno causato da scosse telluriche, perché la cattedrale fu fortemente danneggiata anche all’inizio degli anni Trenta del secolo scorso, rendendo necessario un intervento sostanzioso di consolidamento, il cui progetto fu affidato all’architetto Marcello Piacentini. In quella occasione fu realizzato il pavimento oggi esistente, in pietra di Levanto, e fu malamente ritoccata la facciata cui fu aggiunta una balaustra ed insieme a questa le statue di San Valentino ed altri sette vescovi di Terni divenuti santi. L’arredo dell’interno è andato in pratica completamente perso e quello attuale è risalente ai primi anni del 1900. La cattedrale, già ricca di dipinti ed ornamenti, seppur pochi di essi siano antichi, è stata abbellita con opere d’arte contemporanea negli ultimi anni: dalle porte, a arredi interni. Attigui alla chiesa, la sede del Vescovado (realizzata su parte dell’anfiteatro) e il museo diocesano ricco di opere d’arte.
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Chiesa di Santa Maria del Carmine
[Edifici religiosi e di culto]

  • Dall’immagine di una Madonna dipinta sul muro dell’anfiteatro all’epoca declassato a muro di cinta dell’orto del vescovado, e dal senso religioso di tanti ternani, nacque la chiesa di Santa Maria del Carmine, edificata nel 1600 a iniziativa della Confraternita all’uopo creata e che aveva il medesimo nome. A proteggere quell’immagine sacra dalle intemperie era stata all’inizio costruita una tettoia che poi grazie alle offerte dei fedeli diventò una cappelletta di venti piedi di lunghezza e 18 di larghezza: minuscola se si pensa che il “piede ternano” misurava 335 millimetri e quindi la chiesa era di sette metri per sette, più o meno. Si volle qualcosa in più specie dopo la costituzione di una Confraternita che prendeva il nome dall’immagine della Madonna, e quindi Confraternita del Carmine che divenne in pochi mesi tanto numerosa che la chiesetta era insufficiente. Si procedette allora alla costruzione della chiesa che ancor oggi è possibile ammirare all’interno del parco dei giardini della Passeggiata. L’intonaco del muro dell’anfiteatro su cui la Madonna era stata dipinta fu distaccato e trasferito sull’altar maggiore della nuova costruzione. La Confraternita intanto cresceva in numero di aderenti e in consistenza economica, tanto che tra i suoi compiti – a un certo punto – rientrò anche quello di far prestito. In sostanza diventò erogatrice di mutui fondiari garantendosi attraverso l'apposizione del proprio stemma sugli immobili che venivano così realizzati in città. La chiesa, invece, fu costruita con una buona dose di calma, visto che risulterà compiuta solo nella seconda metà del 1700. Ma si presentava come una chiesa abbastanza ricca e dotata di opere di un certo pregio. La cupola fu affrescata da Ludovico Carosi, mentre il soffitto era stato rivestito con una grande tela di circa 150 metri quadrati, per anni attribuita dagli storici a Girolamo Troppa e raffigurante L’Assunzione. Un’attribuzione che era viziata da molti dubbi comunque, conseguenza dello stato di forte degrado della tela. Un documento ritrovato dal parroco del Duomo, don Carlo Romani, ha successivamente consentito di individuare con maggior precisione non solo la scena raffigurata (Elia che su un carro di fuoco ascende al cielo), ma anche gli autori che sarebbero Paolo Barla e Pietro Taloni. La chiesa ha vissuto non poche vicissitudini che ne hanno messo a dura prova lo stato di conservazione: prima l’acquartieramento di soldati francesi durante la Repubblica Romana del 1799; poi la cancellazione della Confraternita da parte dello stato unitario dopo il 1870 e successivamente l’abbandono totale anche da parte della Diocesi che la considerò alla stregua di un sovrappiù, vista la presenza di altre grandi chiese nella zona, prima fra tutte la cattedrale. Nella seconda metà degli anni Novanta del secolo scorso la chiesa di Santa Maria del Carmine, transitata nella proprietà del Comune di Terni, è stata recuperata e restaurata per essere utilizzata come auditorium.
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Chiesa di San Salvatore
[Edifici religiosi e di culto]

  • La chiesa di San Salvatore, nel centro di Terni a due passi dal palazzo Municipale si trova in un luogo in cui in origine sorgeva una domus romana con annesse terme. Probabilmente si trattava di una propaggine delle grandi terme che secondo la testimonianza dello storico Francesco Angeloni, si trovavano proprio in quella zona. Ma altre supposizioni avvolgono nel mistero il luogo: c’è chi pensa fosse in origine un mausoleo, chi un battistero, chi un oratorio, chi – infine - un tempio pagano dedicato al Sole. In effetti gli storici dell’arte sono particolarmente attratti dal mistero costituito dal sistema di costruzione architettonica singolare, che accosta un’abside rettangolare ad un presbiterio rotondo. Un accostamento che rende incerta anche la datazione oltre alla funzione originaria della costruzione. Minori sono i dubbi, pur suffragati da alcuni incertezze nei documenti dell’epoca, sul fatto che nell’VIII secolo era oratorio di pertinenza della chiesa di San Pietro e secondo alcune interpretazioni delle fonti, pare che proprio a San Salvatore sia stato firmato l’accordo di pace tra papa Zaccaria e il re longobardo Liutprando. Così almeno suggeriscono le fonti. L’unico dubbio che resta è quello che nasce dall’esistenza di una chiesa dedicata a San Pietro in luogo ben diverso dal centro cittadino. Essa infatti si trovava nelle vicinanze del castello di Perticara, ed anche nelle vicinanze di San Valentino dove papa Zaccaria e Liutprando s’incontrarono. Anche la chiesa di Perticara aveva come dependance un oratorio detto di San Salvatore. Il fatto che sia stata o meno sede della firma del trattato, comunque, non comporta variazioni in merito all’importanza della chiesetta in stile romanico che sorge nel cuore del centro cittadino, contenente diversi elementi significativi del romanico umbro e che nel 1100 fu ampliata con l’aggiunta di una piccola navata. All’interno interessanti reperti accanto ad affreschi di un indubbio fascino.
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Chiesa di San Lorenzo
[Edifici religiosi e di culto]

  • Colpita dalle bombe durante la seconda guerra mondiale della chiesa di San Lorenzo restava, in pratica, solo il fantasma. Un intervento di recupero, effettuato anni dopo, l’ha riconsegnata al culto e alla città. Una chiesa romanica che ha subito col passare dei secoli, restauri che in qualche occasione si sono rivelati più disastrosi delle bombe con gli affreschi del soffitto che furono tinteggiati di bianco, ed una parte del pavimento fu realizzata con piastrelle. Si salvarono alcune parti di colonne dalle fattezze romane, alcune delle quali sono seppur parzialmente in vista, specie quella che è stata utilizzata, nel corso di uno dei restauri, come base per i resti di un’ara attica. Si tratta comunque di un sito molto antico su cui sembra si trovasse una costruzione romana (secondo lo storico Angeloni un tempio dedicato a Marte) e nel cui sottosuolo sono state trovate sepolture a cappuccina che paiono risalire all’alto medioevo. La chiesa di San Lorenzo s’affacciava, d’altra parte, sul tratto cittadino della strada consolare Flaminia, ed era quindi in posizione di primaria importanza. Nel sottosuolo custodiva, e potrebbe ancora custodire, importanti testimonianze se è vero – come riferiva nel XVII secolo lo storico Francesco Angeloni – che durante lavori di scavo effettuati nella sagrestia per eliminare l’umidità venne alla luce una colonna di marmo bianco che si stimò alta all’incirca quattro metri. Si inoltrava però nel terreno sottostante l’altare, per cui il parroco, per non rovinarlo, bloccò i lavori e fece spaccare quel tronco di colonna per utilizzarne un piccolo blocco di circa un metro. Testimonianza, quella colonna, che la venerazione per Marte dio della guerra era a Terni particolarmente sentita e dimostrata anche dalla costruzione di un tempio di una qualche magnificenza. La piccola chiesa originaria fu affiancata da una seconda navata nel secolo XVII, cosicché si ebbe un unico ambiente, ma posto su due livelli sfalsati tra loro. La parte originaria e la parte aggiunta si distinguono anche per le due porte d’ingresso, una delle quali – l’originaria – è costituita da un bel portale. Interessante anche il piccolo campanile a vela, anch’esso oggetto di interventi e restauri. Nel corso del XIX secolo la chiesa di San Lorenzo fu il riferimento della congregazione cittadina di carità.
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Chiesa di San Pietro
[Edifici religiosi e di culto]

  • Nel 1287 Tommaso vescovo di Terni chiamò i confratelli frati Agostiniani ad occuparsi della chiesa di San Pietro in Tirio e del collegato oratorio di San Salvatore. Se l’atto ufficiale di nascita della chiesa viene oggi datato 1287 è certo che comunque il nucleo originario esisteva già da molto tempo prima. Pare che nell’oratorio San Salvatore della parrocchia di San Pietro, fu siglata la pace tra il re longobardo Liutprando e Papa Zaccaria nel 741. I frati agostiniani furono autorizzati a costruire una chiesa nuova ed essa è appunto quella ancor oggi esistente seppure, della costruzione realizzata nel XIII secolo, rimangano solo una parte della torre campanaria, l’abside e la parete di sinistra. A San Pietro essi si trasferirono dal convento che occupavano a Rocca San Zenone, a poca distanza dalla strada consolare Flaminia nel tratto che da Terni conduceva verso Spoleto La chiesa ha subito numerosi ampliamenti e restauri a cominciare dal 1315 quando fu costruito il convento annesso. Oggi è utilizzato come sede scolastica, ma a suo tempo fu di una certa importanza, se non altro per aver ospitato due volte un papa: nel 1450 vi sostò per la notte Nicolò V insieme ai componenti della sua corte e nel 1646 Pio II. Un successivo ampliamento fu finanziato nel XV secolo da Stefano Manassei, nobile ternano che fu podestà di Firenze, il quale aveva la propria residenza nelle immediate vicinanze. Il suo atto gli assicurò la sepoltura dentro la chiesa: la pietra tombale, che porta scolpito Stefano Manassei sul letto di morte, era originariamente incastonata nel pavimento. A seguito dei rivolgimenti cui la costruzione è stata sottoposta, essa è stata rimossa ed attualmente è murata sulla parete sinistra della chiesa (quindi in posizione verticale) a fianco del presbiterio. Danneggiata nel 1703 dal terremoto e molti anni dopo dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, San Pietro è stata oggetto di una serie di interventi di consolidamento e ricostruzione. I crolli dovuti alle bombe ebbero almeno il merito di far tornare alla luce affreschi pregevoli risalenti al XIV secolo tra i quali svetta l’opera di un ignoto pittore umbro che dal soggetto di un dipinto, è oggi noto come “Maestro della Dormitio Virginis”. Ma altri affreschi, opera di pittori umbri speso sconosciuti, sono degni di nota seppur in qualche caso abbondantemente danneggiati: da una Incoronazione della Vergine, ad una Madonna con Bambino.
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Chiesa di San Cristoforo
[Edifici religiosi e di culto]

  • Piccola la chiesa di San Cristoforo, ma legata ad un grande santo, come San Francesco. Perché è qui che egli trovò “albergo” ospitato, durante il suo soggiorno a Terni nel gennaio del 1213, dal rettore di tale chiesa. C’è un lapide a ricordare la predicazione di Francesco a Terni e c’è, appena fuori della chiesa, il masso cui egli si appoggiava durante i suoi discorsi. San Cristoforo è una piccola costruzione, romanica, costruita riutilizzando il materiale di costruzioni che già esistevano in loco. Probabilmente v’era un tempio pagano. Materiale archeologico fu ritrovato nel corso della riparazione dei danni subiti ad opera delle bombe durante la seconda guerra mondiale: si tratta di fregi, di una medusa, e di una stele e una lapide murate sulla facciata. Tutto materiale risalente ai primi secoli dopo Cristo, quindi a mille anni prima della costruzione della chiesa. Che fu sede, si narra, anche di un miracolo con San Francesco che tramutò in vino l’aceto in occasione di un invito a mangiare nella casa di un gentiluomo che era andato a trovarlo. A fianco della vecchia chiesetta ne è stata costruita, in epoca contemporanea, una più grande utilizzando il materiale tipico di Terni, la pietra sponga. Da una parte San Cristoforo aveva orti a dividerla dalla chiesa di San Tommaso, dall’altra si apriva la grande tenuta dei Camporeale (proprietari anche degli orti) che percorreva tutto il lato nord ovest della città, fino alla chiesa di San Francesco. Dalla famiglia ha preso il nome tutta quella zona, il cui toponimo viene ancora usato a Terni per intendere l’atra che comprende piazza Tacito, e la piazza del palazzo della Camera di Commercio. Camporeale era un pezzo di campagna che si trovava entro le mura medievali cittadine, con corsi d’acqua che alimentavano molini e irrigavano le colture di un campo arborato ed arativo. La chiesetta di San Cristoforo si trovava quindi nella proprietà dei Camporeale, scesi in Italia al seguito di Federico Barbarossa, i quali avevano lo ius presentandi, ossia la facoltà di scegliere il parroco che veniva poi presentato al vescovo che ne decretava formalmente la nomina ufficiale.
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Basilica di San Valentino
[Edifici religiosi e di culto]

  • C’era una vasta necropoli sul colle di San Valentino, allora distante un miglio da Terni. In quella necropoli era stato sepolto dopo il martirio il primo vescovo della città e per questo motivo, vuole la tradizione, quando la religione cristiana si fu affermata, in quel punto fu costruita una grande basilica a cinque navate. Sempre la tradizione narra che, col passare dei secoli, essa più volte distrutta vuoi da orde barbariche in transito che dall’incuria, cosicché intorno al 1600 non rimanevano che poche mura annerite da un incendio che chissà quando vi fu appiccato. Resisteva però la testimonianza che in una cripta che stava sotto l’altare maggiore di quella grande basilica, riposasse San Valentino, patrono della città. Scavi promossi dalla diocesi consentirono di rintracciare la cripta (ancor oggi visitabile) e di recuperare le reliquie del santo. Si volle così riedificare la basilica, incaricando i padri carmelitani scalzi di vigilare sulle reliquie del santo. Annesso alla chiesa fu quindi costruito un convento. I lavori cominciarono nel 1606 e terminarono alcuni dopo. Fu l’arciduca Leopoldo d’Austria che, dopo una visita alla basilica, a proprie spese fece costruire l’altar maggiore di marmo, che volle degno di un santo così importante come lui considerava fosse San Valentino. La basilica fu restaurata nel 1854 (lo testimonia la scritta sulla facciata). Tra le opere dell’interni alcuni dipinti di Lucas de la Haye, pittore fiammingo, ed una Madonna con Bambino e Santi di Andrea Polinori. Le reliquie di San Valentino, il santo degli innamorati, furono deposte in un’urna di cristallo e bronzo dorato sotto l’altare maggiore nel 1699, quando sull’onda della donazione dell’arciduca d’Austria, tutta la chiesa fu “rivisitata” ed abbellita. Della stessa epoca sono i monumenti funebri della famiglia dei marchesi Sciamanna e la grande croce d’argento dono del Comune di Terni. Il convento adiacente alla chiesa fu costruito nello stesso XVII secolo a spese del Comune dovendo esso ospitare i frati guardiani delle reliquie del Patrono cittadino. I Carmelitani scalzi lo abitarono ininterrottamente fino al 1861, quando con l’avvento del nuovo Regno d’Italia si fece valere il fatto che proprietario di quelle mura era comunque il Comune seppur insieme al vescovo. In tempi più recenti il convento è stato utilizzato come alloggio per famiglie non abbienti e successivamente, ristrutturato, è diventato sede della Facoltà Universitaria di Scienze Politiche e poi di Economia. Una lapide posta sopra l’ingresso all’ex convento ricorda la sosta di Garibaldi, con Anita febbricitante a causa del male che la condusse alla morte pochi giorni dopo, e dei garibaldini in fuga da Roma dopo la fine della Repubblica Romana del 1849.
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