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Palazzo della Provincia (Bazzani)
[Edifici storici]

  • È di Cesare Bazzani il progetto del Palazzo del Governo (1930) che s’affaccia su viale della Stazione. Bazzani, architetto amante delle forme classicheggianti, è uno dei grandi architetti che hanno segnato l’immagine moderna di Terni. Fu lui a ricevere l’incarico di intervenire nei punti d’eccellenza della città prima che si procedesse a bandire un apposito concorso nazionale per la redazione del piano regolatore di una Terni che sembrava avviata verso una crescita tumultuosa. Il concorso fu vinto dallo studio Lattes-Staderini. Il loro disegno di città rimase in sospeso per cause di forza maggiore, in conseguenza della tragica e prematura scomparsa dell’architetto Enrico Lattes. Anni dopo, passati il fascismo e la guerra, il compito di ricostruire e ridisegnare la città fu appannaggio di Mario Ridolfi. Autore di numerosi e vari interventi di “peso” il Bazzani realizzò la più imponente delle sue opere ternane proprio in piazza Tacito, cuore direzionale della città, destinata ad ospitare la sede della Provincia e della Prefettura. La scelta di orientare il palazzo non verso la piazza, ma verso la strada che porta alla stazione, va a ridimensionare la monumentalità di piazza Tacito, anche se c’è una compensazione, costituita dall’altana, realizzata sull’angolo del fabbricato, simbolo del primato della nuova Istituzione sul resto. Il palazzo del Governo riflette tutti i canoni dell’architettura classicheggiante a partire dal gigantismo delle aperture, alla scalinata (all’esterno ed all’interno), agli ordini dei piani, e infine con il largo uso di archi. La facciata, realizzata utilizzando soprattutto marmi fu destinata ad accogliere i simboli del regime, in gran parte rimossi alla metà degli anni Quaranta del secolo scorso. Essi erano compresi in un grande parapetto concepito come ornamento del palazzo che, nello spirito del progettista e dei committenti doveva, con la sua “monumentalità”, celebrare il riconoscimento di Terni come capoluogo di provincia e quindi, nello stesso tempo, della sua modernità e dinamicità oltre che la sua tipizzazione come città dell’acciaio e dell’energia. Una tipizzazione che verrà poi completata, solo poco tempo dopo, col rifacimento di piazza Tacito e la fontana di Ridolfi e Fagiolo. Sulla piazza Tacito, d’altra parte, Cesare Bazzani era intervenuto – a renderla visivamente la piazza simbolo della nuova Terni – con la palazzina Manni, un’altra delle tante opere che hanno dato un significato al rapporto tra l’architetto e la città. Una città che lui ha segnato con interventi che vanno dalla scuola industriale di viale Brin, al palazzo dell’Inps, in corso Tacito, al piazzale della stazione, al palazzo delle poste su piazza della Repubblica. Aggiungendo a tutto ciò interventi per monumenti funerari ed abitazioni private tra le quali svetta per la sua singolarità la palazzina Alterocca in corso Tacito.
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Palazzo della Camera di Commercio
[Edifici storici]

  • Costruito alla metà degli anni Trenta del secolo scorso, il palazzo della Camera di Commercio di Terni è una delle poche opere “pubblico-monumentali” non progettate dall’architetto Cesare Bazzani, in una città in cui si voleva magnificare il nuovo status della Provincia attraverso la realizzazione di sedi per i nuovi uffici che andavano di conseguenza istituiti. Il neonato Consiglio provinciale per l’economia corporativa (poi Camera di Commercio) fu inizialmente ospitato nella palazzina Pontecorvi che s’affacciava su piazza Tacito ed oggi sostituta da un fabbricato che ospita uffici ed una banca. Il progetto è dell’ingegnere Angelo Guazzaroni che cercò di applicare la linee del modernismo, allora molto in voga e che è impropriamente denominato come architettura fascista. Si volle una sede che fosse espressione del modernismo, quindi, ma il risultato non fu all’altezza delle aspettative. Per la costruzione del palazzo fu scelta un’area prossima a piazza Tacito, in un punto in cui sorgevano in precedenza le mura medievali cittadine. Un tratto di quelle mura, che traversava via Cesare Battisti e piazza Tacito era stato già abbattuto in ossequio alla scelta del piano Lattes-Staderini, improntato alla modernità e alla logica dell’efficienza e quindi non rispettoso delle testimonianze storiche preesistenti. Per far spazio al nuovo palazzo si proseguì nell’opera di demolizione che proseguì fino alla zona retrostante la chiesa di San Francesco. Due le facciate: una, non la principale, guarda su via Cesare Battisti, l’altra si rivolge verso piazza Tacito. E’ questa la facciata principale la quale mantiene due aquile, simboli del periodo fascista in cui il palazzo venne realizzato, oltre agli stemmi dei quattro centri maggiori della Provincia: Terni, Narni, Orvieto, Amelia ed ha come tratto caratteristico una torre d’angolo su cui si trova un grande orologio che si voleva fosse visto fin da piazza Tacito. La torre, l’orologio e il portale d’ingresso decentrato provocarono l’intervento del Comune di Terni, in sede di approvazione del progetto. Il podestà scrisse una lettera contestando tali “anomalie” e suggerendo alcune modifiche. Chiedendo cioè che nel portale fossero almeno utilizzati motivi architettonici che s’armonizzassero al resto della facciata; che l’altezza delle finestre fosse uniformata tra le due facciate; che la torre fosse alzata. Suggerimenti nella quali totalità presi in considerazione e rispettati. Caratteristico il suono della sirena, che scandisce gli orari nelle fabbriche, ad annunciare il mezzogiorno.
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Palazzo Bianchini Riccardi
[Edifici storici]

  • Risale al Cinquecento il Palazzo Rosci (o Rossi) ora Bianchini Riccardi. È stato via via attribuito al Bramante, al Vignola, Al Sangallo, ma rimane per ora senza una “paternità” ufficiale. Si tratta comunque di un palazzo importante se non altro in relazione al prestigio della famiglia che nel commissionarlo scelse di fissare la propria residenza in piazza del Duomo. Per la sua realizzazione si procedette, come spesso è accaduto per i grandi palazzi ternani dell’epoca medioevale e rinascimentale, all’unificazione di costruzioni già esistenti. La particolarità della facciata di Palazzo Rosci e poi Bianchini-Riccardi è costituita dal profilo incurvato e dal grande portone d’ingresso “fuori asse”. Due particolarità costruttive, entrambe dettate proprio dall’esigenza di utilizzare il già costruito. Ad abbellire la facciata la fascia che segna il piano nobile, decorata con una serie di gigli angioini recanti lo stemma della famiglia Rosci. Sull’esatta denominazione della famiglia che lo fece costruire va appena accennato al fatto che la dizione Rosci altro non è che la versione dialettale ternana di Rossi, che sembra fosse originaria della Toscana. Notevole per la sua eleganza, il Palazzo si distingue per una particolarità che in altri palazzi nobili di Terni non compare: il sedile riservato al popolo che scorre lungo l’intera facciata e che lo fa tipico di una piazza luogo di incontro e di contatti sociali, come fu quella su cui si affaccia la Cattedrale. Per questo, sicuramente per importanza e frequentazione da parte dei cittadini questa divenne la seconda piazza della città dopo Piazza Maggiore (attualmente Piazza della Repubblica). Recentemente restaurato dopo decenni di decadimento, il Palazzo conserva all’interno una serie di affreschi e di tempere che raffigurano episodi della Gerusalemme Liberata, e che sono di un certo interesse. Intatta la pavimentazione dell’atrio d’ingresso fatta con grosse lastre di pietra, mattoni e ciottoli, meno rispettata col passare dei secoli la struttura originaria del giardino di cui rimane però una parete di fondo semicircolare con una serie di busti marmorei. A lato del palazzo, in un piccolo giardino, in un’edicola è conservata l’immagine della Madonna del Cassero, un simulacro cui i ternani furono in passato assai devoti. L’immagine della Madonna fu dipinta da un ignoto, sulle pietre del diruto cassero, la fortificazione che sorgeva a scavalcare il fiume Nera, opera di difesa della Porta Romana. La devozione cui era fatta segno l’immagine della Madonna, suggerì la costruzione di una chiesa, utilizzando per la facciata proprio le pietre del cassero diruto. Andata in rovina anche la chiesa l’immagine della Madonna, rimasta intatta, fu posta dirimpetto al Duomo.
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Palazzo Gazzoli
[Edifici storici]

  • Non erano cosa da poco le proprietà della famiglia Gazzoli, nel 1700, visto che s’estendevano da via Roma fino all’ odierna via XI Febbraio. Un appezzamento di mansioni considerevoli, che una famiglia agiata come quella dei Gazzoli poteva certo permettersi. I Gazzoli erano una famiglia borghese che gestiva diverse attività imprenditoriali, ivi compresa – insieme alla famiglia nobile dei marchesi Sciamanna – la ferriera Pontificia, oltre il fiume Nera. La potenza economica portò i Gazzoli ad “ingentilirsi”, tanto che arrivarono ad annoverare tra i loro congiunti il cardinale Luigi Gazzoli che, in precedenza, era stato per incarico dello Stato Pontificio governatore di Città di Castello, Ascoli Piceno, Loreto e Ancona ed era stato poi insignito del cappello cardinalizio da Pio VII con cui intrattenne uno stretto e fiduciario rapporto. Fu Luigi Gazzoli a decidere la costruzione del Palazzo attraverso la ristrutturazione di una serie di costruzioni che insistevano nella proprietà della famiglia. Accanto al palazzo, disegnato dall’architetto Andrea Vici, fu costruita la cappella di famiglia e dirimpetto ad essa una scuderia ospitata in un edificio a forma di esedra. In un insieme per quanto possibile reso armonioso, visto che comunque si utilizzarono anche strutture edilizie preesistenti. L’edificio che ospitava le scuderie fu arricchito da un orologio, mentre nel cortile interno fu realizzata una fontana usando un sarcofago antico attualmente non più in loco. All’interno il palazzo fu arricchito da una decorazione pittorica di ottimo livello, eseguita da Liborio Coccetti. Lo stato di abbandono da parte della costruzione e l’utilizzo quale sede di associazioni pubbliche e per civili abitazioni, ne ha danneggiato seriamente arredi e decorazioni interne. In anni recenti la proprietà del palazzo, l’Istituto per le case popolari, ha provveduto ad un profondo restauro di quel che rimaneva della cappella privata e, soprattutto, dell’immobile destinato ad uso pubblico e diventato sede degli uffici dell’amministrazione regionale umbra e di due sale-auditorium ospitate nei sotterranei. La proprietà dei Gazzoli si affacciava su via Roma, allora una delle strade principali della città, con una struttura che fu resa particolare: aveva ospitato un convento ed era stata sede di una delle prime sedi ospedaliere di Terni, ma loro la fecero diventare un’arena, un luogo dedicato agli spettacoli, forse in questo ispirati dal fatto che le loro scuderie erano state innalzate sul sito del teatro Romano di Terni le cui vestigia risalivano al primo secolo d.C. L’arena ospitò spettacoli e circhi equestri. Vi si esibì anche la compagnia di Bufalo Bill in tournée in Europa. In tempi più recenti l’Arena Gazzoli è diventato il Politeama Ternano ed oggi è una multisala.
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Palazzo Mazzancolli
[Edifici storici]

  • Palazzo Mazzancolli è considerato una delle testimonianze più importanti dell’architettura medievale a Terni, anche se, in verità, esso risale all’inizio dell’epoca rinascimentale. Fu costruito verso la metà del 1400. La famiglia Mazzancolli voleva un segno della propria potenza. E ne aveva ben donde. Ludovico Mazzancolli era Vescovo di Terni (lo fu dal luglio 1406 al luglio 1458), suo fratello Ettore invece notaio del camerario del comune e Priore. Giovanni, uno dei tre figli di Ettore, fu il più potente della famiglia Mazzancolli: giudice delle cause civili e penali nelle Marche; vicario di Sigismondo Malatesta e podestà a Rimini, governatore di Città di Castello e poi di Terracina, auditore delle cause apostoliche, molto vicino al Papa Pio II, fine diplomatico e spregiudicato politico. Fu Giovanni a volere la costruzione del palazzo, eretto sul basamento di due torri preesistenti, e Vi “fuse” nella facciata lo stemma di famiglia: un braccio che tiene una mazza poggiata in collo. Otto anni andarono avanti i lavori; ma nel 1458 il palazzo era completato, e proprio in quell’anno il vescovo Ludovico morì, ricevendo, nella cattedrale di Santa Maria Assunta (attualmente Duomo di Terni), sepoltura degna di un personaggio e di una famiglia che nel secolo XV aveva nelle sue mani gran parte delle leve del comando a Terni. L’anno dopo, nel 1459, il lustro e la potenza della famiglia Mazzancolli ebbe il riconoscimento da parte del Papa che vi dimorò sostandovi mentre compiva un viaggio a Mantova. La famiglia Mazzancolli abitò il palazzo soltanto per circa sessant’anni. Poi così come s’era rapidamente affermata, con altrettanta rapidità decadde. Fu Lattanzio l’ultimo Mazzancolli ad abitare nel palazzo che nel 1619 fu abbandonato a seguito del trasferimento della famiglia da Terni. Da allora se ne sono perse le tracce. Agli inizi del ‘700, il palazzo passa in proprietà ai Montani-Leoni, ed è poco utilizzato, fino alla prima metà del 1800, quando Abramo Ascoli lo utilizzò per realizzarvi una filanda di seta. Successivamente fu sede del Monte di Pietà ed in epoca più recente del Partito Fascista, e poi della questura. Restaurato, ospita oggi l’Archivio di Stato. In occasione di ognuno dei mutamenti d’uso, il palazzo fu sottoposto a restauri e subì quindi non pochi rimaneggiamenti. Rimane di particolare interesse la piccola corte interna, dominata da un portico a tre ordini di elegante fattura, la stessa che forse aveva in origine quella che oggi è una scalinata che porta dalla corte al primo piano e che risente del fatto di essere stata completamente demolita e poi ricostruita nel corso dei lavori risalenti al 1926 (quando il “Mazzancolli” fu utilizzato dalla federazione fascista). I lavori, progettati da Gaetano Coppoli, risentono delle “mode” architettoniche del tempo che si fanno notare non solo nella scala, ma anche in altre parti del palazzo.
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Palazzo Spada
[Edifici storici]

  • I più antichi documenti in cui è citata la famiglia Spada risalgono alla prima metà del 1300. Una famiglia di notai che nei due secoli successivi aumentò la propria influenza a Terni fino a raggiungere l’apice con Michelangelo Spada (1521-1584). Nel periodo di massimo fulgore avviò la costruzione di Palazzo Spada che, nell’animo suo, doveva rappresentare il segno della sua potenza, l’ostentazione del prestigio da lui acquisito a Roma, l’affermazione di un primato nei confronti di altre famiglie aristocratiche e dei notabili di Terni. I lavori si svolsero in contemporanea a quelli di rifacimento del palazzo del governatore papale; di entrambi fu proprio lo Spada il curatore per conto della Curia papale. Un incarico delicato che gli fu assegnato anche per la fiducia e la benevolenza di cui godeva: papa Giulio III, di cui fu “cameriere segreto”, gli affidò i feudi di Forano e Collescipoli assegnandogli il titolo nobiliare di conte.Morto Giulio III e salito al soglio pontificio Paolo IV, dopo un breve pontificato di Marcello II, ciò che sembrava perpetuo tornò ad essere temporaneo, fattostà che Collescipoli, tornò alla disponibilità della chiesa, soprattutto in conseguenza del fatto che i collescipolani si ribellarono. Insieme al feudo gli Spada persero anche il titolo di conti che, però, successivamente fu loro nuovamente conferito da papa Clemente XI. Fu così che gli Spada divennero i Conti di Collalbero, un castello che si trovava nelle vicinanze di Perugia. Nel frattempo, però, Michelangelo Spada aveva lasciato la vita pubblica. Il progetto di Palazzo Spada è attribuito ad Antonio di Sangallo il Giovane che a Terni aveva prestato il proprio impegno nella realizzazione delle opere idrauliche della Cascata delle Marmore. L’intera struttura è stata restaurata di recente, dopo l’acquisizione da parte del Comune di Terni. Un restauro che eliminò completamente l’intonaco e che trasformò in ingresso principale quello che, in effetti, era il retro del palazzo, da cui si accedeva ad un grande giardino racchiuso in ampia recinzione e ricco di alberi, secondo la tipica struttura dei giardini del Cinquecento. Le sale interne hanno mantenuto la loro ricchezza con cicli di affreschi opera del pittore fiammingo Karel Van Mander, ritoccati ed in parte reinterpretati in fase di restauro, motivo per cui è andata perduta parte della loro visione originale. Nella sala principale sono raffigurati episodi della battaglia di Lepanto e della strage degli Ugonotti, che Michelangelo Spada volle a rappresentazione della sua visione politica favorevole alla controriforma ed improntata ad una ferma opposizione al protestantesimo. Sono tra i pochi affreschi del Palazzo risalenti alla costrizione originaria. Altri interventi pittorici sono stati effettuati in epoca successiva fino al XIX secolo, quando il palazzo Spada era passato di proprietà della famiglia dei conti Massarucci. Nel XX secolo Palazzo Spada ospitava le Suore del Bambin Gesù ed era diventato appannaggio della curia vescovile. L’intera costruzione ha struttura di cubo, parzialmente trasformata a seguito di un rifacimento nel secolo XVIII con la costruzione di un sistema di archi nella parte allora posteriore ed oggi facciata principale, che collegavano due altane costruite ai lati del palazzo. Gli archi furono successivamente tamponati ad ottenere ulteriore cubatura.
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Palazzo Carrara
[Edifici storici]

  • Un fitto mistero avvolge la sorte dei componenti della famiglia Carrara, la cui memoria è tramandata grazie alla presenza di un palazzo che è stato fortemente “presente” nelle vicende storico amministrative ternane. Ma nulla si conosce intorno alla famiglia. Si sa che il loro palazzo fu fatto costruire a partire dal 1378 da Francesco Carrara e si sa pure, tenendo conto delle dimensioni del fabbricato, che si trattava di famiglia facoltosa, ma non si trovano priori o personaggi in vista in città con questo cognome nominati nelle carte ufficiali. Il palazzo sorse a poca distanza dall’antico tratto della Flaminia che attraversava la città, in prossimità di luoghi importanti del potere, dietro il Palazzo dei Priori (che sorgeva al posto del teatro comunale) e in prossimità della chiesa di san Pietro. Un tempio la cui abside è in pratica dirimpetto al Palazzo Carrara, ma che non fu la chiesa dei Carrara i quali furono protettori della vecchia chiesa di San Giuseppe (oggi visibile nei pressi del mercato cittadino) che essi raggiungevano percorrendo il corridoio dell’atrio del loro palazzo e traversando il giardino e gli orti. Più che ad un singolo Palazzo ci si trovava allora, nel XV secolo, al cospetto di una costruzione che assumeva il ruolo e le sembianze di una specie di agglomerato a sé stante, perché vicino alla residenza della famiglia, erano stati realizzati diversi altri fabbricati destinati ad ospitare coloro che lavoravano al servizio dei Carrara. Ma come essi si erano arricchiti, quale fosse la loro provenienza e qual è stato il loro destino, non si conosce. Il Palazzo, di cui rimangono parti dell’intonaco dipinto nel sottotetto, ha subito una serie di rifacimenti nel periodo che va dal XVI al XVIII secolo. All’interno affreschi del Troppa (Apollo e Dafne) ed altri artisti dell’epoca. Anche qui i danni della guerra sono stati ingenti. Dopo l’estinzione della famiglia Carrara il Comune di Terni rilevò l’edificio che ha ospitato la sede del municipio e successivamente la biblioteca, la raccolta archeologica comunale, ed il carcere mandamentale fino a pochi decenni fa. Dopo una ristrutturazione, esso è stato recentemente destinato ad uffici comunali.
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Palazzo Manassei
[Edifici storici]

  • La particolarità di Palazzo Manassei è in una tradizione che ha più che altro il sapore della leggenda: esso sarebbe sorto, infatti, accorpando alcune antiche costruzioni preesistenti che sarebbero state di proprietà dei Tacito, lo storico Cornelio ed i suoi discendenti Appio Claudio e Annio Floriano, questi ultimi entrambi imperatori romani. Una “voce” nata dal fatto che nel compiere i lavori in quella parte della città, vennero alla luce vestigia di epoca romana di particolare pregio: numerose pietre tiberine, pietre che si usavano per decorazione e abbellimento, grandi arcate e, insieme a tutto ciò, una statua di cui mancava la testa, che rappresentava un uomo togato che – si vaticinò – avrebbe potuto essere Cornelio Tacito. Quelle case, comunque, furono acquisite da una delle famiglie di più antica nobiltà ternana, e negli anni successivi al 1420, e su iniziativa di Cipriano Manassei, fu costruito il palazzo. Lavori che durarono per decine di anni e furono conclusi da Stefano Manassei, in quello stesso periodo podestà di Firenze, La famiglia Manassei, originaria della Francia, si trasferì in Italia prima dell’anno Mille. Annovera tra i suoi antenati podestà di Firenze, Orvieto, Todi; quel Barnaba Manassei fondatore dei Monti di Pietà; capitani del popolo (ancora Firenze) fino a ché sotto papa Alessandro VII, divenuti membri della nobiltà romana, i Manassei ottennero i diritti feudali e di vassallaggio su Collestatte e Torre Orsina. Primo feudatario fu Antonio Manassei, che a Terni aveva sposato Anna Maria Mazzancolli, appartenente ad una nobile e facoltosa famiglia. I signori di Collestatte e Torre Orsina, non restarono confinati nei due piccoli centri della Valnerina ternana. E proprio a Terni costruirono, quasi subito (nel 1500) il palazzo. Dall’inglobamento delle abitazioni preesistenti nacque un facciata dalla forma irregolare che fu comunque resa più omogenea nel XVII secolo quando il palazzo fu sottoposto ad una radicale ristrutturazione. In questo periodo si procedette anche ad interventi interni e a vari abbellimenti. La famiglia Manassei vendette il palazzo a privati che lo utilizzarono come “capitale” attraverso la locazione (è stato sede di istituti scolastici per diversi decenni oltreché della Pinacoteca comunale e della scuola musicale “Briccialdi”) salvo rientrarne in pieno possesso in questi ultimi anni e destinandolo, dopo un’ulteriore opera di restauro, ad abitazione privata.
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Palazzina Alterocca
[Edifici storici]

  • Virgilio Alterocca, nome conosciuto in tutto il mondo per le cartoline, fu imprenditore coraggioso oltre che illuminato ed impegnato per l’affermarsi della città di Terni. Quando decise, quindi, si costruire una palazzina in corso Tacito, strada principale della città da poco realizzata per volere dell’amministrazione comunale, pensò a qualcosa che lasciasse il segno ma che nello stesso tempo potesse ospitare alcune delle sue attività. Una palazzina direzionale, in sostanza. Affidò perciò il progetto all’architetto di maggiore spessore disponibile a Terni, che era in quel periodo (1901), Cesare Bazzani. E Bazzani gli prospettò l’opportunità di realizzare una costruzione che unisse le tendenze classicheggianti tanto care al progettista, con alcuni elementi Liberty, secondo una corrente piuttosto in voga, allora. Ne è nata la palazzina Alterocca, che univa agli uffici da cui si amministravano tutte le iniziative d’impresa alcune di queste, a cominciare dalla libreria, per giungere agli impianti che regolavano il traffico telefonico cittadino che proprio la Alterocca gestiva. Anzi, l’esigenza di ospitare strutture tecniche per quel tempo ultramoderne fornì al progettista l’occasione di inserire un elemento decorativo in più, la torretta dei telefoni che fu realizzata nella parte opposta della palazzina rispetto a Corso Tacito. Bazzani si richiamò ai campanili di alcune chiese barocche nella realizzazione di una struttura che aveva pur sempre un certo legame con un elemento della modernità (la rete telefonica che Terni fra le prime città d’Italia ebbe a disposizione. Quella torretta è restata in uso per strutture telefoniche fino agli anni 1980). Ovviamente una parte della palazzina fu destinata all’abitazione della famiglia Alterocca. Un esempio di architettura eclettica, il più consistente a Terni, quella palazzina innalzata su pilastri costituiti da colonnine di ghisa, con ampie vetrate e decorata con motivi floreali, contenente una ulteriore innovazione inserita da Cesare Bazzani il quale, realizzando una costruzione all’angolo tra due vie, progettò due diversi aspetti prospettici, quasi a dare l’impressione di trovarsi di fronte costruzioni diverse se si osservava la palazzina da una via o dall’altra. L’esterno della Palazzina Alterocca, che costituì per Cesare Bazzani la prima occasione di lavoro a Terni, è stato negli anni ben mantenuto, non altrettanto può dirsi dell’interno adattato alle esigenze di una banca che a tutt’oggi l’occupa.
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Palazzo delle Poste
[Edifici storici]

  • Era occupata dalla chiesa di San Giovanni Decollato l’area dell’ex Palazzo delle Poste sulla piazza principale di Terni, piazza della Repubblica. Una chiesa barocca, con una grande cupola e la facciata ricca di fregi, capitelli, colonne. Nel 1921 fu abbattuta e le sue vestigia trasportate ai giardini pubblici della Passeggiata dove sono state riutilizzate come base di panchine in muratura, colonnine d’angolo, abbellimenti dei giardini. A sostituirla fu realizzato il Palazzo delle Poste, la cui costruzione fu completata nel 1936, in ottemperanza all’attività dell’ente che voleva essere presente sulla piazza principale delle città italiane. Nel quadro generale della realizzazione di una città dall’aspetto moderno, l’incarico per il Palazzo delle Poste fu affidato a Cesare Bazzani che già altri interventi aveva portato a conclusione a Terni. E di Bazzani sono la monumentalità degli archi al piano stradale, le forme classicheggianti. Il palazzo è stato costruito solo parzialmente. La facciata principale non appare comunque quella che si rivolge alla piazza, ma quella laterale su via del Plebiscito. Nella parte posteriore, sull’odierna piazza di San Giovanni Decollato, una porta d’ingesso con alcuni scalini, richiama un’abside che è molto simile al basamento di una costruzione romana tornata recentemente alla luce e tuttora in vista nel parcheggio sotterraneo realizzato in loco. La realizzazione del Palazzo delle Poste rientra in un disegno di completo rifacimento del fianco destro della piazza principale cittadina, secondo quanto aveva stabilito il piano regolatore del 1919. Insieme alle poste sarebbe dovuta sorgere una galleria urbana, ma questa parte del progetto del piano regolatore non è mai stata attuata. La facciata su piazza della Repubblica del palazzo delle poste è comunque, in una qualche maniera, quasi propedeutica all’ipotizzata galleria grazie all’ampio portico le cui colonne sostengono i due piani superiori progettati con finestre ampie ad alleggerire il colpo d’occhio. L’edificio è stato poi ampliato proprio con l’abside posteriore oltreché con una sopraelevazione. L’altro lato del palazzo, quello che dà su via del Plebiscito e che è dirimpetto ad un altro edificio progettato da Bazzani, in certi tratti è diverso, non presentando i “vuoti” del prospetto su piazza della Repubblica, ma il “movimento” viene assicurato da un leggero avanzamento della parte centrale, unito all’uso disinvolto di decori e sculture. All’interno il Palazzo delle Poste presenta i tratti monumentalistici e classicheggianti tipici delle opere di Cesare Bazzani.
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