VIAGGIATORI NEL TEMPO #4_ I souvenir della Cascata | parte prima
Pubblicata il 21 Settembre 2017
I souvenir della Cascata: una storia di successi commerciali (parte I)

La Cascata delle Marmore è stata decantata da poeti appassionati come Byron, descritta da narratori fantasiosi come Andersen e ritratta da pittori geniali come Corot. Ma la sua fama ha anche generato fiorenti commerci, che si rivelano interessanti e divertenti da riscoprire.

Oggi, infatti, conosciamo i nomi di molti artisti di cui possiamo ben affermare, senza paura di smentita, che abbiano realizzato, a scopo puramente di lucro, panorami del sublime paesaggio ternano. Il censimento di queste riproduzioni commerciali diventa poi davvero sfizioso quando ci si rende conto che artisti e artigiani non di rado usavano mettere in vendita le vedute della Cascata insieme a quelle del Colosseo, oppure delle cascate dell’Aniene di Tivoli o di altre bellezze “da cartolina”.

Come il più celebre, a livello mondiale, tra i monumenti di epoca romana, la Cascata era considerata un elemento identitario di quella nazione, ancora divisa in tanti stati, ma che per tutti era già unita sotto il nome di “Bel paese”. Questo è il motivo per cui fino all’avvento delle moderne tecniche di riproduzione industriali, la Cascata ha avuto un successo strabiliante proprio nel mercato dei souvenir artistici e artigianali.

Si guardi per esempio quel che propose ai suoi facoltosi clienti il tedesco Wilhelm Friedrich Gmelin (1760-1820). Lavorava prevalentemente come incisore di vedute italiane da quando aveva trent’anni ed evidentemente le sue illustrazioni erano molto apprezzate. Per ottenere guadagni ancora maggiori, nel 1816 prese allora le acqueforti che egli stesso aveva inciso, le quali ovviamente erano monocrome, e le colorò. Ancora oggi è possibile trovare in qualche asta importante le sue vedute, in pendant, della Cascata del Velino vista dal Belvedere Superiore e della Grotta di Nettuno a Tivoli vista dal basso, con i templi di Vesta e della Sibilla in alto. Altre volte invece le sue incisioni erano offerte in serie: insieme alle due cascate d’acqua si trovano così la Piramide Cestia e le Terme di Caracalla a Roma, Palestrina, Albano, le rovine degli Acquedotti della campagna romana, ecc.

William Brockedon (1787-1854), pittore, esploratore, scrittore e perfino inventore inglese (era figlio di un noto orologiaio londinese), risalì palmo a palmo il corso del fiume Nera, alla ricerca di luoghi da consigliare ai lettori dei suoi Road-books, che erano degli autentici best-sellers all’epoca: alle illustrazioni contenute nel libro ne seguirono anche una serie di incisioni ad ampia tiratura, ancora oggi ricercatissime tra i bibliofili, tra cui apprezzatissime furono quelle raffiguranti il Ponte di Augusto a Narni e la Cascata delle Marmore.

Anche dopo l’avvento della fotografia, quest’abitudine rimase. Lo scozzese Robert Macpherson (1814-1872), nel 1856 firmò una serie di scatti, poi offerti in vendita in serie in formato ovale, comprendente 10 vedute di monumenti di età romana, tra cui, naturalmente, anche la Cascata delle Marmore, in quanto opera creata dall’ingegno romanissimo di Curio Dentato. Nel 1909, la Cascata comparve anche in una raccolta edita da Vallardi di 50 cromolitografie tratte da dipinti eseguiti dal milanese Carlo Ferrario (1833-1907), bell’e pronte per essere incorniciate, intitolata “Le bellezze d’Italia”. Una serie pensata perché venisse comprata anche da stranieri benestanti: il testo di accompagnamento a fronte era infatti plurilingue, con la descrizione della bellezza tradotta, su varie colonne affiancate, in francese, tedesco e inglese.

Non ci sorprenderà dunque leggere, nel prossimo articolo di questa rubrica, l’incredibile successo che ottenne la Cascata quando divenne un passatempo di moda spedire cartoline illustrate, e un mezzo indispensabile per pubblicizzare le attività commerciali, affiggere manifesti.

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