Eventi & News

Limitazioni di accesso dal Belvedere Inferiore
23 Ottobre 2017

  • Informiamo i visitatori che, a causa di lavori di manutenzione eseguiti da ERG, da lunedì 23 ottobre a giovedì 26 ottobre, i sentieri 1, 2 e 3 nell'area escursionistica saranno accessibili solo dal Belvedere Superiore. Dal Belvedere Inferiore sarà possibile raggiungere il piazzale Byron e percorrere il sentiero 4.
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VIAGGIATORI NEL TEMPO #6_ La cascata riscoperta
14 Ottobre 2017

  • In un affresco cinquentesco conservato in una chiesa sconsacrata di Spoleto è possibile identificare una veduta antica della Cascata e soprattutto, per la prima volta, della palude formata dal fiume Velino. Incredibilmente, il paesaggio di allora non è molto differente da quello che si ammira ancora oggi. La ex chiesa di San Lorenzo, attualmente denominata Sala Pegasus, è situata a Spoleto lungo via delle Terme, davanti al palazzo Rosari-Spada. È una piccola chiesa sconsacrata che fino al 1825 ha svolto funzione ecclesiastica. Nel 1972 alcuni interventi di restauro e di consolidamento strutturale hanno permesso di trasformarla in sede di mostre, piccoli convegni ed avvenimenti culturali della città. Era dedicata a san Lorenzo Illuminatore, monaco siriano, vescovo e martire locale morto nel 576, giunto a Spoleto forse al seguito di Isacco e Brizio per fuggire alle persecuzioni. È detto "illuminatore" per i miracoli, relativi alle guarigioni dalla cecità, che la tradizione gli attribuisce. È documentata nelle carte dell'abbazia di Sassovivo come chiesa ad essa dipendente a partire dal 1138. Divenuta poi chiesa parrocchiale in epoca imprecisata, venne soppressa dal papa spoletino Leone XII nel 1825 e unificata alla chiesa di San Domenico, all'epoca chiamata chiesa del Salvatore. Agli inizi del Novecento la chiesa, la sacrestia e la casa parrocchiale versavano in totale stato d'abbandono, rifugio per i senzatetto. Dagli anni cinquanta in poi non è stata più officiata ma utilizzata come deposito e rivendita di carbone. È stato quindi con grande sorpresa che entrando al suo interno ho scoperto un affresco che raffigurava il paesaggio del Lago di Piediluco e della Cascata delle Marmore così come si presentava nell'ultimo scorcio del XVI secolo. Infatti, a metà della parete laterale destra si trova, in perfetto stato di conservazione, un affresco raffigurante la Madonna con Gesù Bambino in gloria, tra due angeli recanti mazzi di rose (da cui il titolo convenzionale di Vergine delle rose) e i Santi Giovanni Battista e Antonio da Padova in adorazione. Sulla finta mensola marmorea in basso, dipinta a imitazione di un altare, compare un'iscrizione in parte illegibile: "... MAMIL(...) DE SPO(LETO) EX SUI DEVOTIONE HOC OPUS FE(CIT) 1592" (Mamiliano o Mamiliani di Spoleto per sua devozione, questo lavoro fece nell'anno 1592). Purtroppo la lacuna nella prima parte dell'iscrizione non ci consente di sapere se il personaggio di cui si è ricostruito ipoteticamente il nome sia da considerare il committente oppure l'artista, autore del dipinto. Tuttavia si può ipotizzare perlomeno l'appartenenza alla famiglia Mamiliani, cognome assai diffuso all'epoca a Spoleto: sono documentati notai, esattori e perfino il capomastro che diresse i lavori di restauro della Cattedrale spoletina all'epoca in cui era vescovo della città Maffeo Barberini, il futuro papa Urbano VIII). In ogni caso, la datazione dell'opera è certa e la presenza sullo sfondo di un paesaggio lacustre di forma irregolare (stretta e allungata in più direzioni da assumere la caratteristica forma a X), sulla cui riva si adagia un borgo turrito circondato da rilievi montuosi, sembra proprio potersi ricollegare alla particolare fisionomia del Lado di Piediluco, che è ciò che resta dello scomparso Lacus Velinus, prosciugato in gran parte grazie alla bonifica della piana reatina compiuta da Curio Dentato nel 271 a.C. Le analogie di questa rappresentazione con quella che compare nella cosiddetta Sala delle Vedute del Palazzo Vescovile di Terni (prima metà del XVII secolo) e ancor più con la mappa intitolata Cadatupa Velini (pubblicata all'interno del volume Specula Physico-Mathematico-Historica nel 1696), sono evidenti. In tutti e tre i casi il lago è, in buona sostanza, più ricco d'acqua e il borgo riconoscibile per la presenza diffusa di torri. Ma ciò che colpisce di più, dando per buona l'ipotesi che identifica il lago, è la promiscuità tra il lago, il fiume Velino e il punto di caduta della Cascata delle Marmore, che sono raffigurati come un tutt'uno, senza soluzione di continuità. Un unico immenso bacino idrografico nel quale non esistono confini netti e ben delineati tra lo specchio lacustre, il corso fluviale e la cataratta Si può però constatare, in maniera ancora più precisa e puntuale, che l'orografia della rupe di Marmore e la fisionomia della cascata è davvero assai somigliante a quella odierna. Sono infatti perfettamente riconoscibili la cima del monte Mazzelvetta, sulla riva destra del fiume (nell'affresco sul lato sinistro, dove praticamente poggia i piedi San Giovanni Battista) e lo sperone roccioso dall'altra parte (a fianco del quale poggia i piedi San'Antonio da Padova), sulla vetta del quale fu eretta, nel 1781, la torre-osservatorio denominata Specola di Pio VI. La strettoia da dove l'acqua precipita è verosimilmente il canale Gregoriano o Reatino: sappiamo infatti con certezza che si ebbero interventi su questo emissario ai tempi del pontificato di Gregorio XIII (1572-1585) mentre al di sotto è riconoscibile perfettamente il catino sovrastante il secondo salto (il cosiddetto "ventaglio") e ancora più in basso il terzo e ultimo dislivello, completamente sommerso dall'acqua, tramite cui il Velino si riversava in toto nell'alveo del Nera. Il Velino precipitava nel sottostante Nera con tanta for­za da ostacolare il deflusso delle sue ac­que facendole straripare per oltre 7 chi­lometri, risalendo perfino controcorrente e allagando i limitrofi paesi della la Valnerina. Quest'aspetto era destinato a cambiare di lì a poco, in virtù dei lavori di restauro del canale Curiano. Infatti soltanto 4 anni dopo la realizzazione di quest'affresco, nel 1596, i reatini proposero la riattivazione dell’antico canale scavato in epoca romana. Il papa allora sul trono, Clemente VII, affidò l’opera all'architetto Giovanni Fontana il quale lo rese più profondo, ne aumentò la pen­denza, ne rettificò il percorso e costruì un Ponte Regolatore (che è ben visibile anche in un'altra mappa del 1697, opera di Philipp Cluver), che consentiva il passaggio solo di una determi­nata quantità d’acqua. Il nuovo canale, denominato Clementino ed inaugurato nel 1601, risolse il proble­ma principale, ovvero l’impaludamento della pia­na reatina, di cui si ha un'evidentissima testimonianza figurativa proprio in quest'affresco, che si rivela di importanza straordinaria a fini documentari. Infatti, per la prima volta un'opera d'arte antica (mentre nella cartografia è attestata varie volte) è raffigurata la palude soprastante la rupe di Marmore, di cui al giorno d'oggi non resta più alcuna traccia se non negli avvallamenti di origine alluvionale che caratterizzano morfologicamente il territorio marmorese. Inoltre l'affresco ci mostra come la cascata non avesse sembianze tanto diverse da quelle attuali: in buona sostanza nonostante l'acqua ristagnasse per un largo tratto dell'altopiano reatino, la caduta non mostrava una portata ridotta, come si potrebbe essere indotti a credere guardando le vedute realizzate da Giovanni di Pietro, detto lo Spagna, a Eggi, vicino Spoleto (1532) e soprattutto il disegno firmato da Leonardo da Vinci nel 1473, conservato agli Uffizi di Firenze. D'altronde, anche il noto affresco inserito nella decorazione della Galleria delle Carte Geografiche nei Palazzi Vaticani, realizzato su disegno del geografo perugino Ignazio Danti (1580-85 circa) ci mostra una cascata con una portata d'acqua incredibilmente copiosa, coerentemente con quanto appare nell'affresco spoletino datato al 1592. Tale nuova identificazione apre dunque scenari interessanti di ricerca, di cui tornernò a scrivere prossimamente sempre su questa rubrica. Saverio Ricci Storico dell'arte e guida turistica
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VIAGGIATORI NEL TEMPO #5_Il fascino romantico della Cascata
07 Ottobre 2017

  • THE ROMANTIC CHARM OF THE WATERFALL Considered as imminent threats, insuperable obstacles to the human activities, natural marvels to fear and to watch, the Waterfalls in the middle of the XVIII centuries began to intrigue young people and curious travellers who found the inspiritations for new genre of novels... In the Spring of the 1739, the english poet Thomas Gray was invited to the noble and novelist, Horace Walpole, to travel through France and Italy until the 1741. The two young poets untertake the usual route of the Grand Tour. Grays wrote the observations about what they saw. From the observations of his art works, we understand his inclinations about enthusiasm that today is the novel of Walpole (the famous gothic novel The Otranto Castle) and told about an educational tour in Italy that, at that time, was addressed exclusively to admire the classic ruins. It has been observed, in particular, from historicians of the Anglo-saxon literature, that anyone, since Milton, The Travel in Italy could be educational and congenial, in relation to the travel of Walpole and Gray. The Marmore Falls,was already known before thanks to the Byron's ode, chose as place of inspiriation. Thanks to the Gray's correspondence we know that the two young people reached Terni. He sad: “here is that noble cascade, which is allowed to fall from a much greater height, than that at Tivoli, but of this I could form mo ocular judgment, having only seen the latter”. We don't have anything of Walpole about this visit, and we don't know if they saw the most famous italian Falls of that time, but what we can affirm is that this kind of excursions had in their programs. It is worth, however, why the pioneer of the gothic novel had to chose the city of Terni to see the Marmore Falls. The passion for the Waterfalls soon influenced also the artists, and they also come across the channel. Saverio RicciArt Historicians and Tour Guide
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domenica 8 ottobre _ manifestazione podistica "Circuito dell'Acciaio"
03 Ottobre 2017

  • Informiamo i gentili visitatori che domenica 8 ottobre, in occasione del transito della gara podistica de "Il circuito dell'acciaio", la visita alla Cascata delle Marmore subirà le seguenti modifiche: i Sentieri 1 – 2 – 3 rimarranno chiusi dalle ore 9.00 per tutta la durata della manifestazione.La riapertura è prevista al termine della competizione, indicativamente nella tarda mattinata. Durante lo svolgimento della manifestazione, la visita al Parco è limitata. Al Belvedere Superiore saranno visitabili il punto di osservazione "La Specola" e il sentiero n.5;al Belvedere inferiore saranno visitabili piazzale Byron e al sentiero 4. Al termine della manifestazione verrà ripristinato il normale accesso a tutto il Parco. In occasione della manifestazione, il rilascio dell'acqua della mattina verrà anticipato alle ore 10.30e dalle ore 9.00 sarà attiva la Tariffa Promozionale (€ 10.00 biglietto di ingresso al parco + visita guidata); le visite guidate incluse saranno le seguenti: - visita guidata smart "I 100 Passi": ore 11.00, 12.00, 15.00, 15.30 da Belvedere Inferiore- visita guidata naturalistica "I segreti del Parco": ore 14.30 Per l'occasione verrà chiusa al traffico, per ordinanza prefettizia, la Statale 209 Valnerina dalle 10,15 alle 11,30 nel tratto Viale Brin-Cascata delle Marmore. Chiusa anche la SS79 per Marmore dalle 10,00 alle 10,30 nel tratto che va dall'Ospedale all bivio per Papigno. Informazioni: Infopoint Belvedere inferiore tel. 0744 62982 e-mail: info@marmorefalls.it
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VIAGGIATORI NEL TEMPO #5 _ I souvenir della Cascata | parte seconda
30 Settembre 2017

  • I souvenir della Cascata: una storia di successi commerciali (parte II) C’era una volta chi spediva cartoline dai posti dove trascorreva le vacanze e c’era pure chi, come passatempo, collezionava queste cartoline (anche viaggiate), così come francobolli, locandine e biglietti da visita dei luoghi di villeggiatura. In una raccolta di questo tipo non mancava, di certo, almeno un esemplare rappresentante la Cascata. Tutti riconoscono come antenata della cartolina illustrata una cartolina postale prestampata dalle poste austro-ungariche nel 1869. In Italia comparve nel 1877 e l’anno successivo un congresso mondiale fissò le dimensioni massime accettate come standard (cm. 9x14). Le cartoline illustrate paesaggistiche, recanti già allora la scritta “saluti da”, si diffusero dal 1885 in avanti e avevano inizialmente disegni monocromatici sostituiti poi gradualmente da riprese fotografiche: si distinguevano dal resto della corrispondenza perché potevano viaggiare con un’affrancatura a tariffa ridotta. Tra le prime imprese tipografiche autorizzate dal Governo nazionale a stampare e commercializzare cartoline illustrate ci furono l’editore Danesi a Roma, Modiano in Piemonte e Virgilio Alterocca (Terni 1853-Arrone 1910), proprio a Terni, a partire dal 1877. Si iniziò naturalmente con i monumenti e gli scorci panoramici delle città più importanti. I piccoli centri periferici non beneficiarono subito della pubblicità data da questo nuovo souvenir a basso costo. Ma nell’articolo precedente abbiamo già osservato come la Cascata, non appena ebbe inizio la diffusione della fotografia, venne scelta per illustrare le “bellezze italiche”. E dunque l’avvento delle cartoline illustrate segnò ancora una volta un trionfo eccezionale per la caduta del Velino. La prima cartolina illustrata messa in commercio da Alterocca, poi, non poteva che essere dedicata alla Cascata, la quale nel bene e nel male ha segnato la storia millenaria della sua città natale. L’archivio del glorioso Stabilimento Poligrafico Alterocca è ovviamente la principale fonte iconografica a cui è possibile attingere per ripercorrere la storia delle cartoline e delle affissioni pubblicitarie aventi per oggetto la Cascata: troviamo così ad esempio svariate cartoline raffiguranti la Cascata assieme ai principali luoghi d’interesse ternani, oppure la veduta panoramica dal basso, o ancora il primo salto inquadrato dalla Specola (la torre costruita per volere di Pio VI nel 1781). Nelle cartoline prodotte da Alterocca spesso appare la sigla VAT (acronimo di “Virgilio Alterocca Terni”) mentre altre volte il marchio di fabbrica si riconosce per i loghi assai elaborati. Ma presso l’azienda Alterocca, che arrivò a produrre cartoline per oltre cinquemila comuni italiani e stranieri, con una tiratura annuale di 50 milioni di cartoline, si stamparono pure quelli che possiamo considerare gli antenati dei poster. Si veda ad esempio la bellissima locandina promozionale di Terni, patrocinata dall’ENIT (Ente Nazionale Italiano del Turismo), firmata da un raffinato illustratore di stile Art Déco, Nello Benini (Orvieto 1895-1958). Con l’avvento del XX secolo la Cascata comparve via via più spesso anche in formati diversi da quelli dell’incisione calcografica, della litografia o della cartolina illustrata. La vediamo ad esempio sotto forma di souvenir tascabile, nelle misure allora dette della carta da visita: la fotografia in questo caso veniva incollata su un cartoncino, sul quale era stampata la dicitura “formato visita”: la ditta Fratelli Alinari di Firenze si era specializzata in questo ramo, riproducendo i più importanti dipinti conservati nei musei fiorentini e romani, cosicché i visitatori potessero, una volta a casa, rivederseli (oggi sono sostituiti nei moderni bookshop museali da magneti, segnalibri, tazze, shopper ecc. ecc.). Vennero inoltre emessi i primi francobolli sul tema: significativa è l’emissione del 1917 perché fu in posta in vendita a scopo di beneficenza, con il ricavato destinato agli orfani dei soldati ternani caduti in guerra. Ne seguiranno molte altre che qui non è possibile mostrare, ma ci piace ricordare un francobollo di grande pregio artistico e anche di notevole valore collezionistico, realizzato dalla Zecca dello Stato nel 1987 in occasione della Giornata della Filatelia. Anche in quella circostanza, malgrado il francobollo fosse composito e accogliesse altre due immagini di Assisi e Rocca Sinibalda, la Cascata, con la sua bellezza “da cartolina”, fu prescelta per andare in primo piano. L’autore dei dipinti utilizzati per essere riprodotti nel francobollo, Emidio Vangelli (Meldola/Forlì, 1871 – Roma 1949), è stato uno dei principali bozzettisti di cui l’Istituto Poligrafico nazionale si è avvalso per produrre i francobolli più noti della nostra storia. Appassionati filatelici e non, da questo momento in poi, potranno sbizzarrirsi a ricercare e ad acquistare nei negozi o sul web qualche cimelio d’antan, e semmai ne trovassero (o già ne avessero a disposizione) qualcuno di particolare curiosità…. ce lo segnalino !! e magari ne nascerà qualche futura iniziativa per rivederli tutti insieme, dal vivo, proprio nel luogo dove sono nati. Saverio Ricci Storico dell’arte, Guida turistica dell’Umbria
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Tariffa Promozionale
25 Settembre 2017

  • Un regalo speciale per voi: TARIFFA PROMOZIONALE CON VISITA INCLUSA a ottobre VENERDI', SABATO E DOMENICA dalle ore 11.30 verrà promossa la Tariffa Promozionale a 10,00 euro per gli adulti e 7,50 per bambini (5-10 anni) che comprende l’ingresso al parco della Cascata e una visita guidata dal Belvedere INFERIORE- visita guidata smart '100 passi' (durata ½ ora) - ore 12.00 - 15.00 - 15.30 - visita guidata naturalistica 'I segreti del parco' (CEA e sentieri n.2 e 3 - durata 1h) - ore 14.30 La tariffa promozionale verrà promossa fino ad esaurimento dei posti disponibili (50 pax per ogni fascia oraria).Chiedi informazioni in biglietteria e acquistala immediatamente, i posti sono limitati! Attenzione: le visite incluse nella tariffa promozionale non potranno essere prenotate, ma soltanto acquistata al momento presso le biglietterie, fino ad esaurimento dei posti disponibili. Il biglietto promozionale puo' essere acquistato presso una delle due biglietterie principali (Belvedere Inferiore e Superiore); i biglietti promozionali non vengono invece venduti dalla biglietteria aggiuntiva che viene attivata in alcuni giornate presso Ponte Canale. NB: la visita guidata naturalistica 'I segreti del parco' (CEA e sentieri n.2 e 3 - durata 1h) delle ore 11.30 non rientra nella Tariffa Promozionale - costo € 2,50 oltre il biglietto di ingresso.
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VIAGGIATORI NEL TEMPO #4_ I souvenir della Cascata | parte prima
21 Settembre 2017

  • I souvenir della Cascata: una storia di successi commerciali (parte I) La Cascata delle Marmore è stata decantata da poeti appassionati come Byron, descritta da narratori fantasiosi come Andersen e ritratta da pittori geniali come Corot. Ma la sua fama ha anche generato fiorenti commerci, che si rivelano interessanti e divertenti da riscoprire. Oggi, infatti, conosciamo i nomi di molti artisti di cui possiamo ben affermare, senza paura di smentita, che abbiano realizzato, a scopo puramente di lucro, panorami del sublime paesaggio ternano. Il censimento di queste riproduzioni commerciali diventa poi davvero sfizioso quando ci si rende conto che artisti e artigiani non di rado usavano mettere in vendita le vedute della Cascata insieme a quelle del Colosseo, oppure delle cascate dell’Aniene di Tivoli o di altre bellezze “da cartolina”. Come il più celebre, a livello mondiale, tra i monumenti di epoca romana, la Cascata era considerata un elemento identitario di quella nazione, ancora divisa in tanti stati, ma che per tutti era già unita sotto il nome di “Bel paese”. Questo è il motivo per cui fino all’avvento delle moderne tecniche di riproduzione industriali, la Cascata ha avuto un successo strabiliante proprio nel mercato dei souvenir artistici e artigianali. Si guardi per esempio quel che propose ai suoi facoltosi clienti il tedesco Wilhelm Friedrich Gmelin (1760-1820). Lavorava prevalentemente come incisore di vedute italiane da quando aveva trent’anni ed evidentemente le sue illustrazioni erano molto apprezzate. Per ottenere guadagni ancora maggiori, nel 1816 prese allora le acqueforti che egli stesso aveva inciso, le quali ovviamente erano monocrome, e le colorò. Ancora oggi è possibile trovare in qualche asta importante le sue vedute, in pendant, della Cascata del Velino vista dal Belvedere Superiore e della Grotta di Nettuno a Tivoli vista dal basso, con i templi di Vesta e della Sibilla in alto. Altre volte invece le sue incisioni erano offerte in serie: insieme alle due cascate d’acqua si trovano così la Piramide Cestia e le Terme di Caracalla a Roma, Palestrina, Albano, le rovine degli Acquedotti della campagna romana, ecc. William Brockedon (1787-1854), pittore, esploratore, scrittore e perfino inventore inglese (era figlio di un noto orologiaio londinese), risalì palmo a palmo il corso del fiume Nera, alla ricerca di luoghi da consigliare ai lettori dei suoi Road-books, che erano degli autentici best-sellers all’epoca: alle illustrazioni contenute nel libro ne seguirono anche una serie di incisioni ad ampia tiratura, ancora oggi ricercatissime tra i bibliofili, tra cui apprezzatissime furono quelle raffiguranti il Ponte di Augusto a Narni e la Cascata delle Marmore. Anche dopo l’avvento della fotografia, quest’abitudine rimase. Lo scozzese Robert Macpherson (1814-1872), nel 1856 firmò una serie di scatti, poi offerti in vendita in serie in formato ovale, comprendente 10 vedute di monumenti di età romana, tra cui, naturalmente, anche la Cascata delle Marmore, in quanto opera creata dall’ingegno romanissimo di Curio Dentato. Nel 1909, la Cascata comparve anche in una raccolta edita da Vallardi di 50 cromolitografie tratte da dipinti eseguiti dal milanese Carlo Ferrario (1833-1907), bell’e pronte per essere incorniciate, intitolata “Le bellezze d’Italia”. Una serie pensata perché venisse comprata anche da stranieri benestanti: il testo di accompagnamento a fronte era infatti plurilingue, con la descrizione della bellezza tradotta, su varie colonne affiancate, in francese, tedesco e inglese. Non ci sorprenderà dunque leggere, nel prossimo articolo di questa rubrica, l’incredibile successo che ottenne la Cascata quando divenne un passatempo di moda spedire cartoline illustrate, e un mezzo indispensabile per pubblicizzare le attività commerciali, affiggere manifesti.
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VIAGGIATORI NEL TEMPO #3 _ Da Terni all'Australia
15 Settembre 2017

  • Oggi vi raccontiamo come fu che la fama della Cascata delle Marmore arrivò ai suoi antipodi geografici, ovvero nella lontanissima, e all’epoca sconosciuta e misteriosa, Australia. L'autore dei dipinti che sono le immagini di corredo a quest’articolo, l'artista austriaco Eugene Von Guerard (nato a Vienna nel 1811) ha vissuto la sua giovinezza a Napoli dove il padre Bernhard era impiegato come artista di corte da Ferdinando II, Re delle Due Sicilie. Dopo la morte per colera del padre nel 1836, Von Guerard rimase a Napoli ancora un paio d'anni, poi nel maggio del 1838 partì per Düsseldorf attraversando l'Italia centrale. Come avrebbe fatto per il resto della sua vita, il pittore ha allora registrato il suo viaggio in piccoli taccuini tascabili, annotando i luoghi e le date delle visite in maniera meticolosa. Siccome era stato abituato a fare simili escursioni di studio con il padre, adottò questa pratica anche durante il viaggio al termine del quale si trasferì in Germania. Dopo aver visitato Sora e Roma, sappiamo pertanto dalla lettura dei taccuini che tra il 14 e il 15 Luglio soggiornava nei pressi di Terni, per poi muoversi in direzione di Spoleto. L’artista tracciò in alcuni schizzi il ricordo del fiume Nera che si snodava immediatamente a fianco della strada che attraversava la sua valle, una città turrita (probabilmente Terni), poi il Lago di Piediluco, la Rocca e il ponte delle Torri di Spoleto. La tela con la Cascata delle Marmore è stata dipinta però soltanto nel 1845, quella del Lago di Piediluco nel 1847. In definitiva, Von Guerard si basò quindi sulla sua memoria fotografica, affidata ai disegni presi in loco, secondo una pratica diffusissima nel Settecento e ancora per tutto l'Ottocento. Quasi un decennio dopo il suo viaggio, Von Guerard era infatti ormai al termine degli studi all'Accademia di Belle Arti di Dusseldorf dove si affermò come pittore paesaggista proprio con le tele ispirate dal ricordo dei luoghi umbro-laziali che tanto lo avevano suggestionato. Un'attenta osservazione del mondo naturale e la convinzione che la mano di Dio era in tutti i fenomeni naturali, sono stati due dei principi guida del Romanticismo, entrambi i quali sono stati accolti con entusiasmo dall'artista, considerato un maestro nella composizione dei suoi dipinti e nel bilanciamento cromatico. Von Guerard lasciò Dusseldorf nel 1848, intenzionato a recarsi in California. Nel 1852 salpò dall'Inghilterra verso il continente americano: attratto dalla corsa all'oro, acquistò dei terreni allo scopo di sfruttarne le eventuali risorse minerarie. Il suo diario descrive il suo anno sfortunato alla ricerca di giacimenti auriferi. Non perse comunque l'abitudine al disegno, facendo moltissimi schizzi a matita. Dall'America si trasferì poi in Australia nel 1854, dove rimase per ben 16 anni, viaggiando e abbozzando disegni per dipinti che raffigurarono per la prima volta le zone selvagge delle regioni Victoria, Tasmania, New South Wales, South Australia e Nuova Zelanda, a volte in compagnia di celebri spedizioni scientifiche come quelle guidate da Alfred Howitt nel 1860 e da Georg von Neumayer nel 1862. In seguito ha trasferito molti dei suoi schizzi a penna e matita in tele commissionate da ricchi mecenati. Nel 1870 fece ritorno in Inghilterra e morì nel quartiere londinese di Chelsea nel 1901. Non sappiamo con sicurezza se viaggiò ancora in Italia, ma è molto probabile che possa aver visitato una seconda volta la Cascata e il territorio ternano, dal momento che è stato rintracciato un altro dipinto raffigurante le Marmore e la Valnerina, datato 1895. Per gran parte della sua vita, insomma, Von Guerard aveva portato con sé nei suoi spostamenti da un continente all'altro diversi dipinti raffiguranti vedute della Cascata delle Marmore e del Lago di Piediluco: in qualche caso conservati ancora oggi nei musei australiani, in altri casi in vendita nel mercato antiquario internazionale. Di sicuro considerava tra le sue opere più riuscite. Forse non soltanto per merito suo, ma anche e soprattutto per la prodigiosa bellezza dei luoghi che l’avevano incantato e che per tale motivo sempre gli restarono particolarmente cari. Saverio Ricci. Storico dell’arte, guida turistica dell’Umbria
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VIAGGIATORI NEL TEMPO #2 _ Goethe e gli ulivi
08 Settembre 2017

  • Pochi sanno, probabilmente, che prima di arrivare alla Cascata delle Marmore i viaggiatori dei secoli scorsi trovavano diversi altri motivi per apprezzare la campagna ternana. Motivi che potremmo definire… appetitosi !! Johann Wolfgang von Goethe (1749-1832), di passaggio a Terni il 27 ottobre del 1786, non poté fare a meno di stupirsi per la presenza diffusissima degli ulivi: “In un terreno molto sassoso ho visto oggi le piante d’olivo più grandi e più annose (antiche) mai viste”. Il grande scrittore tedesco si incuriosì a tal punto da fornire ai lettori del suo voluminoso “Italienische Reise” (tradotto con il titolo di “Viaggio in Italia”) anche delle informazioni sulle modalità di raccolta delle olive: ”Siamo al principio della raccolta delle olive. I contadini le abbacchiano con le pertiche. Quando si annunzia un inverno precoce, il resto della raccolta si lascia sui rami fino a febbraio”. Le colline appena al di sopra di Terni erano così ricche di uliveti che non a caso una di esse prese il nome di Vocabolo Palma (toponimo che compare per la prima volta in una sentenza arbitrale del 1424), che è derivato dal termine tardo-latino palma inteso come “ramoscello di olivo”. Un’altra zona collinare a ridosso della conca ternana, Colle Lauro (in questo caso dal latino laurus in accezione di alloro), da sempre è interessata da intense coltivazioni di ulivi. Ma non erano solo gli uliveti a colpire i viaggiatori. Il borgo di Papigno ad esempio era famosissimo in tutta Europa per le sue pesche, i “perzichi”, una varietà della pesca giallona di cui è rimasta una memoria vaga e confusa, nonostante siano passati solo pochi decenni dalla fine della sua coltivazione. Ma a cominciare da Plinio il Vecchio (23-79 d.C.) che ne parla con ammirazione nella sua Naturalis Historia, i perzichi di Papigno erano rinomati sin dal Seicento e vennero citati in molti testi successivi: "Frutti di una non ordinaria grossezza" li dichiara il Riccardi nei primi dell’Ottocento, mentre Alinda Bonacci Brunamonti alla fine del XIX secolo gli dedica perfino versi poetici: "e il Sol d’agosto imporpora la gota lanuginosa delle pesche d’oro", mentre più concreta è la testimonianza entusiasta del Vescovo di Terni, Vincenzo Tizzoni, secondo cui "le pesche di Papigno pesavano ognuna fino a venti once romane" (1843). Dovevano essere però molti altri i frutteti e le piantagioni che ricoprivano con i loro colori sgargianti tutti i terreni adatti alle coltivazioni. Suggestivo è il ricordo di viaggio del filosofo e storico francese Hyppolite Taine (1828-1893), in carrozza da Roma a Perugia nella primavera del 1864, che così descrisse la valle ternana attraversata procedendo dall’alto della collina su cui sorge Narni : “Il paesaggio si abbellisce ancora di più: ecco una pianura fertile di frumenti verdi, di olmi sposati alla vite, un grande giardino sorridente”. E siccome siamo in settembre, periodo di vendemmia, sarà bene concludere questa piacevole divagazione sulle antiche prelibatezze gustate dai viaggiatori ricordando che il celebre poeta decadentista Paul Valery (1871-1945) annotò tra le specialità gastronomiche della regione “le pregiate pesche di Papigno, a Spoleto squisiti i tartufi e le trote del Clitunno” e di Terni il “buon vino fatto alla maniera antica”. Saverio Ricci. Storico dell’arte, guida turistica dell’Umbria
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VIAGGIATORI NEL TEMPO #1 _ LA CASCATA, UNA PASSIONE REALE !
02 Settembre 2017

  • VIAGGIATORI NEL TEMPO #1 LA CASCATA, UNA PASSIONE REALE ! Grazie al successo dei film storici, in numero sempre crescente, che vedono per protagonisti re e regine di Gran Bretagna (da Elizabeth a Il discorso del Re al recentissimo Vittoria e Abdul), riusciamo a immaginarceli, gli altrove elegantissimi e altezzosi monarchi britannici, mentre si arrampicano su costoni rocciosi, in mezzo alle acque fragorose della Cascata, esclamando la tipica espressione inglese “it looks like it’s raining cats and dogs!” (Sembra che stiano piovendo anche cani e gatti !). Così, sarà più semplice per noi che viviamo al giorno d’oggi comprendere l’emozione da parte di re e regine, pur abituati a godere di ogni lusso, circondati dal bello, di fronte a una delle più celebrate meraviglie italiane. Stando alle memorie dello storico della Casa Reale vissuto nel XIX secolo, Charles Greville, la principessa del Galles Carolina di Brunswick soggiornò per un mese presso Villa Graziani, tra Papigno e la Cascata, ospite di una famiglia altolocata di conti ternani. Carolina era sposata dal 1795 con colui che sarebbe divenuto prima reggente e poi (dal 1820) sovrano del Regno Unito, Re Giorgio IV. Ma la donna era giunta in Italia nel 1814 con l’intenzione di rimanere per qualche anno nel Belpaese proprio per mettersi alle spalle il suo infelice matrimonio: i coniugi risultavano infatti già separati formalmente dal 1796, dopo la nascita della loro unica figlia. Nell’estate del 1817 giunse a Terni in compagnia del suo amante, il valletto milanese Bartolomeo Pergami. Nelle pagine del Voyages and travels of her Majesty, Caroline Queen of Great Britain (1821), troviamo parole che decantano la bellezza della valle del Nera, descritta in maniera dettagliatissima. Degni dell’interesse reale si rivelarono anche alcuni monumenti ternani, come l’Anfiteatro e alcuni eleganti palazzi, nonché i panorami offerti dal Lago di Piediluco, tanto che nel libro vengono rammentate le ore spensierate trascorse dalla nobildonna nella cosiddetta Valle dell’Eco (Monte Caperno). Ma più di ogni altra cosa, ovviamente “la principale gloria e vanto di Terni oggigiorno è comunque la celebrata Cascata nei suoi dintorni, che può essere davvero considerata come una delle più nobili e più straordinarie cose di questo genere, non solo in Italia, ma nell’intero universo”. La vacanza a Villa Graziani, così apprezzata da Carolina, le sarebbe costata tuttavia davvero molto cara. Le fonti dell’epoca ricordano infatti come Carolina, già di fatto ripudiata dal marito, sarebbe stata condannata per adulterio in un processo a suo carico intentatole grazie alle prove raccolte contro di lei proprio durante il suo idilliaco soggiorno ternano. Saverio Ricci. Storico dell’arte, guida turistica dell’Umbria
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